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La scelta: diventare cuochi vegetariani

Sono stato un cuoco onnivoro per tanti anni e, ad un certo punto della mia vita, ho iniziato un percorso che mi ha poi portato alla scelta vegetariana orientando così, per coerenza, anche le mie scelte lavorative.

Il passaggio dalla cucina onnivora a quella vegetariana è stato importante ed entusiasmante: lasciare una strada conosciuta per una nuova spaventa, ma può portare a nuovi e importanti traguardi.

Il nutrimento dei vari corpi

Come già detto nei precedenti articoli, il cibo non nutre solo il corpo fisico ma anche gli altri corpi, tanto da essere un elemento fondamentale della nostra vita.

Partiamo, pertanto, da una piccola panoramica su come ci nutriamo a vari livelli:

–    Dal punto di vista fisico sappiamo che nutrirsi è fra i bisogni primari dell’uomo: il corpo ha bisogno di crescere nella prima fase della vita e di rigenerarsi e sostenersi in seguito e ciò che scegliamo di immettere nel nostro corpo può variare in base al livello di consapevolezza a cui siamo giunti. Infatti, se crediamo che nel nostro corpo circola un’energia vitale che lo sostiene e lo vitalizza possiamo, ad esempio, scegliere di mangiare solo cibo vivo e naturale.

–    Il cibo può essere analizzato anche da un punto di vista culturale e sociale: stimola la mente e quindi, a livello mentale, ci apre alla voglia di conoscere nuove culture o popoli. Infatti, quando mangiamo in un ristorante etnico, entriamo in contatto con realtà diverse dalla nostra e ciò è stimolante. Inoltre le nostre scelte alimentari variano anche in base al momento storico in cui viviamo ed alle necessità ecologiche e sociali che ci troviamo a dover fronteggiare.

–    Su un piano spirituale il cibo abbatte le frontiere e unisce persone di popoli diversi; il cibo, perciò, è capace di mettere in comunicazione e portare alla condivisione.

Rispetto all’alimentazione onnivora il Buddha diceva che “mangiare la carne spegne il seme della grande compassione” e questo ci fa riflettere profondamente sull’importanza, nel percorrere un sentiero spirituale, di rinnegare l’aggressività che si cela dietro l’atto di nutrirsi di un essere vivente senziente.

Perchè la cucina vegetariana

Nel passaggio dalla cucina onnivora a quella vegetariana ho capito quali erano alcuni aspetti che non mi permettevano di vivere con serenità il mio lavoro e, andando avanti con l’esperienza e gli studi, ho compreso quanto cucinare carne e pesce aumentasse in me aspetti aggressivi. Ho riflettuto molto su questo ed ho compreso quanto l’energia negativa legata al terrore dell’animale ucciso, impressa nella sua carne e nell’ambiente dove la stessa si lavora, arrivasse ad influenzare energeticamente anche me.

Vi è mai capitato di andare in un ex mattatoio? Beh, vi posso dire che anche se è da anni che non vengono più uccisi animali, quando si va lì ancora si percepisce un’aria pesante e triste che porta con sé la memoria di quanto avvenuto al loro interno.

Partendo dalla consapevolezza che in cucina ci si può arrabbiare facilmente a causa della pressione del lavoro e dello stress a cui si è sottoposti, posso dire che, in base alla mia esperienza, da quando ho smesso di trattare carne e pesce la soglia delle mie attivazioni emotive ed aggressive si è molto ridotta. Infatti, in una cucina di un ristorante vegetariano, dove ci sono persone che condividono e sposano il pensiero della non violenza, c’è un’aria più serena e leggera; non c’è sangue, ma troviamo colori; non ci sono mannaie, ma semplici coltelli.

Nella cucina vegetariana e vegana tutto si raffina, così come si raffina il proprio palato: non mangiando più sapori forti come la carne se ne riescono a cogliere di altri più delicati, e ciò contribuisce ad un processo di raffinamento interno. Vivendo in un ambiente non aggressivo, riesco meglio ad individuare dentro me se e dove c’è aggressività, così da prenderne sempre più consapevolezza, arrivando a ripudiarla per crescere ed andare verso il bene e l’Amore per tutti gli esseri della Terra.

Ricetta del mese: polpette di quinoa e broccoletti

Ingredienti

  • 100g di quinoa
  • 100g di broccoletti cotti
  • 200g di ceci cotti
  • Curcuma q.b.
  • Sale e olio extravergine d’oliva q.b.

Procedimento

Cuociamo la quinoa in acqua salata, una volta cotta la scoliamo e la lasciamo raffreddare. Ripassiamo i broccoletti con uno spicchio di aglio in camicia e un filo di olio, possiamo aggiungere anche del peperoncino, dopodichè tagliamoli con un coltello in piccoli pezzi. Con l’aiuto di un robot da cucina frulliamo i ceci cotti senza l’aggiunta di liquidi (anche se restano dei pezzettini di ceci e non sono perfettamente frullati non è un problema, l’importante è che il composto sia pastoso). In un recipiente andiamo ad amalgamare i vari ingredienti, condiamo con sale, olio e curcuma (con le spezie potete anche spaziare con la fantasia, se non siete sicuri di una determinata spezia io consiglio sempre di farvi guidare dall’olfatto: sentite l’odore di ciò che state cucinando e l’odore della spezia da voi scelta … se a naso l’unione può funzionare, provateci!). Se il composto non risulta sufficientemente sodo per fare delle polpette aggiungiamo pan grattato, meglio se integrale.

Una volta fatte le polpette possiamo scegliere se friggerle o cuocerle in forno. Sono ottime anche se servite con una base di salsa pomodoro.

Provate e fatemi sapere!

Armonychef Filippo Rignanese

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